Omelia Santo Natale 2022

Inutile spreco o moltiplicazione di…

Non ha lasciato indifferente, lungo la storia, la festa del S. Natale: il poverello di Assisi che nel 1223, per la prima volta, volle realizzare il presepe a Greccio.

Il celebre scrittore italiano Giovanni Papini, diventato cattolico, si scontra subito con una difficoltà: il modo con cui i cristiani celebrano il Natale lo scandalizza. E rilancia con molta forza un’affermazione di Angelo Silesio, un protestante tedesco del Seicento, che dopo la sua conversione al cattolicesimo divenne Frate minore e poeta: “Anche se Cristo nascesse dieci, mille e diecimila volte a Betlemme, a nulla ti gioverà se non nasce almeno una volta nel tuo cuore”Giovanni Papini non si stancherà di ripeterlo. Con lui anche un noto scrittore: Curzio Malaparte pubblicherà questo testo, scritto nel 1954, che propongo: “Tra pochi giorni è Natale e già gli uomini si preparano alla suprema ipocrisia. Perché nessuno di noi ha il coraggio di dire che il secolo, il mondo non è mai stato così poco cristiano come in questi anni. La ragione è semplice: nessuno di noi osa riconoscere che la magniloquenza degli uomini politici, la grande parata dei sentimenti evangelici, le processioni interminabili dei falsi devoti servono soltanto a nascondere questa terribile verità: gli uomini non sono più cristiani. Cristo è morto nell’anima dei suoi figli. L’ipocrisia è discesa dalla politica fino alla vita sociale, familiare e individuale. Siamo pieni di orgoglio e di vanità; non ci importa niente di chi soffre. E poi, tranquillamente, celebriamo il Natale”. E continua: “Io vorrei che il giorno di Natale il panettone diventasse carne rovente sotto il nostro coltello e il vino diventasse sangue e avessimo tutti per un istante l’orrore del mondo in bocca, questo mondo che stiamo devastando noi. Vorrei che il giorno di Natale i nostri bambini ci apparissero all’improvviso come saranno domani, fra alcuni anni, se non oseremo ribellarci a questa diseducazione generale che stiamo dando ai giovani. Io vorrei che la notte di Natale, in tutte le chiese del mondo, un povero prete si levasse in piedi e gridasse: “Via da questa culla, falsi, bugiardi, a piangere sulle vostre culle dei vostri bambini che non volete e che non sapete educare”. Se il mondo soffre è anche per colpa vostra che non osate difendere la giustizia e la bontà e avete paura di essere cristiani fino in fondo! E io che non lo sono non me ne sono accorto. Io vorrei che quel prete avesse la forza di dire: “Via da questa culla, ipocriti! Questo bambino che è nato per salvare il mondo ha orrore di voi, perché non volete essere salvati”. Tutto questo è diventata un’operazione culturale, per rendere il Natale una semplice “festa d’inverno”, caratterizzata dal divertimento e dai regali… ma senza però alcun riferimento a Gesù. Una sintesi di questo fatto l’ha ben interpretata Chiara Lubich, che ha intitolato un suo libro: “Hanno sloggiato Gesù”.

Torniamo ad “adottare” Gesù, c’è tutto da guadagnare e e nulla da perdere.

A Natale Lui torna a dirci: I Care… M’importa di te… Ti Amo… Fidati di me…

Come Maria e come Giuseppe diciamo anche noi Eccomi, prendimi per mano… guidami nel mondo a modo Tuo.

 Don Pasquale

Festa di San Girolamo 2022

Una grande rinascita: di nuovo insieme, vicini, vicini… 

Grande tripudio da parte degli abitanti del quartiere S. Girolamo in Bari per il ritorno dei festeggiamenti del Suo Santo Patrono S. Girolamo (30.09.2022).

La serata del 30 settembre, memoria liturgica del Santo Dottore della Chiesa del IV secolo, ha avuto come programma prima la Celebrazione Eucaristica e poi la Processione per le vie principali del quartiere.

Momento suggestivo e fortemente emozionante è stata la sosta presso il sagrato della Nuova Chiesa dedicata al Santo che è ormai in fase di ultimazione dei suoi lavori, un sogno che sta per diventare realtà che i fedeli accorsi al seguito della Processione del Santo, hanno potuto constatare grazie all’apertura speciale del cantiere.

La presenza del Sindaco Antonio De Caro ha impreziosito la manifestazione di fede e al termine della Processione, prima del rientro della statua del Santo nella Sua abituale dimora, ha rivolto parole di saluto all’intera comunità. 

Un “fuori programma” ricco di ammirazione e di apprezzamento da parte dei numerosi fedeli è stata la volontà del Sindaco nel voler concludere la processione unendosi ai portatori dell’immagine del Santo portando anch’Egli sulle sue spalle la pesante statua lignea di San Girolamo.

Contrariamente ai soliti fuochi pirotecnici previsti tradizionalmente al termine della Processione, quest’anno Parroco e collaboratori della organizzazione della festa, hanno deciso di sospendere questo rumoroso ma simpatico “spettacolo folcloristico” fatto di botti e di luci che illuminano il cielo in segno di festa a motivo del persistere della guerra in Ucraina. L’accorata preghiera finale rivolta al Santo è stata quella di far sì che questo scempio disumano termini al più presto possibile.

La bella serata è proseguita, poi, con ascolto di musica, balli e tanto divertimento, accompagnato dalla degustazione di panini e tradizionali popizze che hanno riscosso tanto successo e allietato la simpatica serata che ha reso piacevole il ritorno a stare insieme di adulti, giovani e bambini.

Omelia nella Festa di S. Girolamo 30.09.2022

L’uomo moderno ha ancora bisogno di Dio

La Pandemia ha costretto anche il nostro Santo Patrono a restare a casa per due anni senza poter più avere contatti con l’esterno.

L’attenuazione del virus sta permettendo un graduale ritorno alla normale e alla consueta routine quotidiana in tutti gli ambiti, compresi quelli religiosi.

Eccoci qui questa sera a vivere prima il momento più intimo e più nobile, che è costituito dalla celebrazione eucaristica, fonte e culmine della vita del cristiano e della Chiesa, alimento insostituibile per gli uomini e le donne di ieri e di sempre che hanno deciso di seguire il Signore come riferimento fondamentale della propria vita, e poi il momento più esterno e pubblico costituito dalla processione dell’immagine del Santo come vero atto di fede e di testimonianza pubblica del nostro credere.

Non ci può lasciare indifferenti quanto ci giunge a livello informativo circa la situazione religiosa del nostro Paese.

A quanto pare il cristianesimo in Italia pare essere inesorabilmente in declino. Una recente indagine infatti riferisce che ogni anno circa 700.000 persone lasciano la fede cattolica e si dichiarano atei. 

L’80 per cento degli italiani non legge mai la Bibbia e la maggior parte dei giovani lascia la chiesa dopo la Cresima. Cercare realmente di seguire Gesù è un desiderio che riguarderebbe solo l’1 per certo degli italiani.

Questa prospettiva inquietante deve scuotere e interpellare tutti!

A tutto ciò si deve anche aggiungere che le nuove generazioni sono completamente estranee alla vita cristiana, non conoscono minimamente la grammatica della chiesa e non possono conoscere il fascino di Gesù.

A queste condizioni domanda che sorge spontanea è: l’uomo moderno ha ancora bisogno di Dio e della religione? Perché le chiese sono sempre più vuote?

Il cammino sinodale che tutta la Chiesa sta vivendo deve portarci a farci tante domande e tra queste provare anche a chiederci: Come cristiani avvertiamo il bisogno di ritrovarci, di riflettere, di condividere, di confrontarci?

Dobbiamo imparare a stare non uno accanto all’altro per tornare a far numero, ma ad essere volti/rivolti verso l’altro, ma prima ancora verso l’Alto.

Dobbiamo passare dall’indifferenza alla compassione, dallo spreco alla condivisione, dall’egoismo all’amore, dall’individualismo all’amore. 

Il Papa domenica scorsa (25.09.22) a conclusione del 27° Congresso Eucaristico Nazionale svoltosi a Matera, nell’omelia ha invitato tutti a sognare “una Chiesa che si inginocchia davanti all’Eucarestia e adora con stupore il Signore presente nel Pane; ma che sa anche piegarsi dinanzi alle ferite di chi soffre, facendosi pane di speranza e di gioia per tutti. Non c’è un vero culto eucaristico senza compassione per i tanti “Lazzari” – ha affermato con forza il Papa – che anche oggi ci camminano accanto”.

In effetti in questa cultura dell’indifferenza gli uomini diventano sempre più egoisti e pensano solo a se stessi. 

Frantumare o abbattere questo modus vivendi e convertire il mondo non è operazione di un politico, né tantomeno della neo eletta premier Giorgia Meloni, ma è qualcosa che riguarda ciascuno di noi nei riguardi di se stesso prima e poi nel tentativo di aiutare gli altri a curare il virus del narcisismo.

La fede, e in particolare l’Eucarestia, possono aiutarci in questa fase di terapia ricostituente!

Gesù infatti ci sfama e ci guarisce, Egli ci dona il pane della condivisione e ci invita a percorrere le strade del mondo, e con le nostre occupazioni quotidiane ci rende apostoli di fraternità, di giustizia e di Pace.

S. Girolamo ci invita a mettere Gesù al centro della nostra vita, esattamente come ha fatto Lui. 

Egli ha fatto di Dio il riferimento e il “motore” essenziale della sua esistenza.

Qualcuno potrebbe disapprovare la scelta di Girolamo di aver privilegiato la solitudine ritirandosi a Betlemme, nella terra dove è nato Gesù.

Ah, se anche noi ci ritagliassimo, nelle nostre giornate, tempi di silenzio e di solitudine per riflettere e ascoltare cosa ci consiglia Dio, attraverso il suo Spirito che vorrebbe suggerire a tutti ciò che dovremmo fare.

L’isolamento di Girolamo non fu di stampo solipsistico, chiudendo ogni genere di rapporti umani e dialoghi spirituali, anzi le sue Lettere ci testimoniano contatti epistolari che intratteneva con chi a Lui si rivolgeva per chiedere consigli spirituali.

Sempre nella propensione del pensare agli altri più che a stesso, Girolamo si preoccupò di tradurre i Testi Sacri (la Bibbia) dalle lingue originarie (aramaico – ebraico – Greco) nella cosiddetta Vetus Latina, permettendo a tutti di potersi accostare, leggere e meditare le Divine Scritture per trarre da esse nutrimento spirituale attraverso l’incontro con Cristo che si comunica agli uomini massimamente attraverso la Parola e i Sacramenti, e ci chiede di conoscerLo sempre più e amarlo e testimoniarlo con la nostra vita.

 don Pasquale

Omelie del Triduo Pasquale 2022

UN AMORE SUPERLATIVO AD ALTA FEDELTA

Omelia del Giovedì Santo – 14.04.2022

Sac. Pasquale Zecchini

Una strana amarezza serpeggiava nel cuore di tutti in quella Cena caratterizzata da antichi racconti.

Parole strane uscivano dalla bocca del loro Maestro: “Uno di voi mi tradirà…”; “Il Figlio dell’uomo sta per partire…”; “è l’ultima coppa che bevo con voi finché non verrà il Regno di Dio” (Mt 26,20-29).

È la notte del duello tra tradimento e amore.

Tanta violenza si abbatterà, di lì a breve, su Gesù mentre Lui continuerà a testimoniare fedeltà e amore.

Gesù non misurato il suo amore con la bilancia o con un centimetro. Un amore che passa attraverso la logica del calcolo non è vero amore! 

La totalità del dono (o del darsi), del non far sconti, e il non accontentarsi del minimo indispensabile è proprio del modo di concepire l’amore cristiano.

L’amore di Gesù è un amore in pienezza, nella totalità, al massimo grado, in modo superlativo!

Quello di Gesù è un vortice d’amore

Giovanni nel suo Vangelo ci racconta ciò che Gesù fece nel contesto dell’Ultima Cena: “Si alzò da tavola, depose le vesti, si cinse di un asciugatoio e versò dell’acqua nel catino”. Assieme all’acqua versò tutto il suo amore.

Ai piedi degli uomini il suo amore si fa servizio.

Il suo amore, dunque, non è un amore qualunque, ma un amore sconfinato, senza limiti, un amore che non si arrenda, come quello di Dio.

Nel cenacolo, dunque, si può apprendere l’arte di amare; si può dire che Gesù ha impartito una lezione di AMORE ESAGERATO, che non dice mai: BASTA!

Dinanzi a questo amore i nostri volti dovrebbero arrossire per il livello mediocre che in tatti tratti non gli assomigliamo con la nostra capacità di amare!

L’INUTILE SPRECO

Omelia del Venerdì Santo – 15.04.2022

Sac. Pasquale Zecchini

I Vangeli della Passione non si prefiggono semplicemente di commuoverci consegnandoci i dettagli delle ultime ore della vita terrena di Gesù, intrise di sofferenza e patimenti, bensì vogliono indurci ad attuare profondi e autentici cambiamenti riguardo ai nostri modi di essere e di agire.

Potremmo, infatti, ritrovarci in molti o alcuni dei personaggi che incontriamo nel brano della passione di Gesù, che ci assomigliano nel non-amare, specie quando:

  • Sono io che accusa, 
  • chi bastona, 
  • chi sputa umiliazioni, 
  • chi rinnega, 
  • chi imprigiona, 
  • chi se ne lava le mani, 
  • chi scappa, 
  • chi mette il suo interesse davanti a tutto e a tutti, 
  • chi svende, 
  • chi fa le cose perché deve farle, 
  • chi non si fa domande, 
  • chi non sa vedere il dolore dell’altro, 
  • chi non sopporta l’ingiustizia, 
  • chi si lascia condizionare dalle apparenze e dalla massa, 
  • chi si lascia rubare la speranza, 
  • chi si fa impiccare dagli errori anziché confidare nella misericordia del Padre… 

Quella unzione di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, utilizzato da Maria, la sorella di Marta e di Lazzaro a Betania alcuni giorni prima della passione di Gesù, diventa prototipo dell’amore divino che non fa risparmi e non ricorre alla “concorrenza” bensì si avvale “dell’originale”.

L’evangelista Giovanni ci dice: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”, cioè in pienezza, al massimo grado, fino all’estremo, che lo porterà a dire sulla croce: “Tutto è compiuto”.

Sempre nella logica del dono, Gesù, secondo la versione di Giovanni, dalla Croce emise, cioè fece dono, trasmise, partecipò lo Spirito che abitava in Lui.

Il Suo ultimo respiro è una vera e propria effusione di Spirito, una Pentecoste, una Epiclesi che diventa capace di rinnovare la faccia della terra!

L’azione liturgica del Venerdì Santo non è un rito funebre, una commiserazione di un morto.

Si sta sotto la Croce con l’atteggiamento degli assetati che desiderano avvicinarsi alla fonte per attingere vino nuovo impregnato di Spirito!

Di questo vino dovremmo avvertirne continuo bisogno!

Come il nostro corpo ha bisogno di continuo nutrimento, parimenti la nostra anima.

Diversamente la fede potrebbe vacillare così come Pietro ha sperimentato sulla sua pelle.

Rinnegare Gesù per lui era impensabile, d’altronde per Lui aveva lasciato tutto e lo aveva seguito. 

Lo amava per davvero ma di un amore impulsivo così come era caratterialmente. Per Lui avrebbe dato e fatto tutto! Ma poi non ce l’ha fatta nell’ora della prova!

Da quella esperienza Pietro saprà trarre insegnamento, imparerà a crescere nella fede e nell’adesione più forte al Suo Signore, per passare da un amore fatto di parole e belle promesse ad azioni tangibili d’amore.

MISSILI O CAMPANE A FESTA? PASSIAMO A CIÒ CHE NON PASSA

Omelia del Sabato Santo – 16.04.2022

Sac. Pasquale Zecchini

Il “tutto è compiuto”, scandito dalle labbra di Gesù il venerdì santo, aveva mandato tutti a casa con la convinzione che la vicenda umana di Gesù fosse ormai, e per sempre, conclusa.

Quella pietra aveva sigillato quel sepolcro ove immobile vi resta un cadavere.

Per le donne c’è ancora qualcosa da fare l’indomani, di buon mattino, vanno per onorare il corpo sepolto di Gesù.

La sorpresa sarà la tomba vuota! Il Cristo, spogliato delle sue vesti, è Risorto ed è tornato alla vita lasciando nel sepolcro bende e sudario.

Nudo con la verità che gli appartiene!

Un giorno aveva detto: “Io sono la via, la verità e la vita”.

VIA  –  VERITA’  –  VITA

esprimono alla perfezione i bisogni dell’uomo di oggi!

Il mondo vive in uno stato di confusione, un labirinto che non ci permette di riconoscere la VIA più consona da seguire.

Ogni uomo ha sete di autenticità, capace di mettere al bando falsità e mistificazioni, equivoci e sotterfugi, di dire basta con le maschere e i travestimenti, finzioni e mimetismi.

L’uomo ha profonda sete di vita autentica, capace di operare alla luce del sole!

Come vorrei che, alla luce della Pasqua, la Chiesa splenda di quella luce o quel sole che non conosce tramonto, che promana da Cristo: luce del mondo e sole di giustizia!

Una Chiesa fedele alla Sua missione, più aderente al Vangelo, più disponibile, se necessario, a cambiare per assomigliare sempre più al Risorto.

Carissimi, la Pasqua di quest’anno corre il rischio di non farci celebrare questa festa col suono delle campane a distesa ma col rumore del bombardamento dei missili, e il rumore di quelle armi che i nostri bambini di catechismo hanno depositato presso l’altare della reposizione, ove troneggia ora il Risorto.

Pasqua vuol dire passaggio! Il mio invito e l’augurio che rivolgo a ciascuno è quello di PASSARE A CIÒ che NON PASSA!

Si, PASSIAMO dal confidare in noi stessi al confidare in Cristo Risorto, nostra Speranza! Passiamo dalla Sua parte col cuore prima che col corpo.

A tutti voi giunga il mio saluto e il mio augurio di Santa Pasqua.

don Pasquale