“IL CIELO SULLA TERRA”

Un sogno durato 30 anni è stato finalmente realizzato: La nuova Chiesa di San Girolamo in Bari

Dopo anni di attesa il quartiere San Girolamo in Bari ha visto realizzato uno dei suoi “sogni” che è stato quello della inaugurazione della nuova Chiesa, avvenuta il 15 dicembre 2023.

Ciò che subito affascina della nuova costruzione, progettata dall’Architetto Lorenzo Netti, è l’ampio sagrato dell’edificio, sorto esattamente al centro del quartiere, le cui pareti laterali assomigliano tanto a due braccia che vogliono accogliere chiunque si avvicini al nuovo tempio per riscaldare e illuminare il cuore dei figli di Dio.

La costruzione di una nuova Chiesa, in qualche modo, si prefigge di realizzare un progetto ambizioso che è quello di creare idealmente un ponte fra terra e cielo.

Il tema della luce è ciò subito rimbalza al suo interno dove il lucernario, che funge da soffitto, permette di contemplare il cielo e realizzare ciò che la preghiera si prefigge di essere: “Il cielo sulla terra”.

L’irrompere della luce nel tempio sembra far ritornare alla mente la famosa canzone degli anni 80, scritta da Gino Paoli e interpretata da Mina: IL CIELO IN UNA STANZA!

La struttura architettonica ha forma trapezoidale

Tutti gli arredi sono opera dell’artista Albano Poli: al centro dell’aula liturgica sono collocati l’altare, l’ambone e la sede del celebrante. Il primo, quadrangolare, è realizzato in marmo bianco e biancone veronese con dettagli incastonati in vetro, con materiale spazzolato, bocciardato o lucido; l’ambone corrisponde ad un solido cilindrico decorato con una fascia dorata inserita all’interno di una più larga fascia bocciardata, richiamo stilistico all’altare; nella parte inferiore due pagine ripiegate sono disegnate mediante incisione/bassorilievo. Al centro dell’area presbiterale prolungata alla fine dell’aula liturgica trova posto il tabernacolo, disposto su una colonna di supporto in marmo biancone, si presenta in ottone dorato decorato con dodici piccole formelle vitree dalle cromie calde del rosso. Il fonte battesimale, infine, è realizzato in marmo biancone con una incisione frontale per l’alloggiamento della fascia a mosaico eseguita con tessere di pietra, smalti e formelle vitree dorate; alle spalle del fonte è visibile una vasca ad immersione impreziosita da un mosaico policromo a pavimento.

La disposizione dei luoghi liturgici ha ottemperato le prescrizioni in materia liturgica scaturite dalla liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II, che rinuncia al modello tradizionale del presbiterio “plenario” e distribuisce i singoli elementi all’interno dello spazio

Un gioioso annuncio fa da corona ai festeggiamenti in corso Santo Patrono Girolamo, che culmineranno Mercoledì 30 p.v. con la celebrazione della memoria liturgica del Santo e la successiva Processione tra le strade del quartiere, si tratta della menzione della nostra nuova costruzione nell’ambito del Premio INARCH/ARCHITETTURA 2026 Puglia.  È un importante riconoscimento

per il lavoro di progettazione e realizzazione dell’opera svolto nel corso di quasi 30 anni in favore della Parrocchia di San Girolamo e dell’intero quartiere periferico del nord barese.

Don Pasquale Zecchini

Parroco e Consulente liturgico CEI per Concorsi di progettazione di nuove chiese e di adeguamento liturgico di cattedrali

Dedicazione San Girolamo – Omelia

Viviamo un giorno di grande gioia in cui rendere grazie al Signore. Il lungo tempo intercorso dall’inizio della sua progettazione sino ad oggi rendono la festa ancora più sentita. Tanti sacrifici e tanta attesa oggi trovano coronamento in questa liturgia splendida e ricca di luce divina.

Tradurre nella vita la simbologia di questo tempio, che si radica tra le case degli uomini per essere spazio di grazia,è la sfida che ci attende come comunità.

San Girolamo prima di essere un tempio, un edificio sacro, è stato pensato e desiderato alla viglila degli anni ‘60, dall’arcivescovo Nicodemo, come realtà dove edificare una comunità, che nell’amore vicendevole,creasse spazi di vicinanza e di comunione, in un territorio periferico della città, in continua espansione

È nei primi anni 90 che prende corpo la decisione di dare vita ad una Chiesa ampia che risponda alle esigenze del territorio. Sarà l’arcivescovo Cacucci a istruire la pratica e ottenere i regolari permessi per avviare i lavori che oggi trovano il loro completamento.

Tanti sono i nomi da ricordare per il molto o per il poco donato, ma la gratitudine per ciascuno la versiamo nel Calice della benedizione perché tutto risplenda  della gloria di Dio e si attesti come un’autentica Eucaristia offerta al Padre.

​Vivere questa liturgia è immergersi nella simbologia dei riti che parlano da sé e ci conducono a comprendere, nella loro ricchezza, come questo spazio che dedichiamo al Signore sia spazio generativo per la nostra vita, spazio dove Dio desidera incontrarci e accompagnare il cammino di donne e di uomini, rendendolo fecondo e generativo di vita per tutti.

​Questa chiesa non vuole essere uno spazio asfittico, chiuso, ma realtà aperta in cui ogni uomo, ogni donna possano trovare un respiro di vita e, nell’incontro con Dio e i fratelli, sentirsi accolti e amati.

La solennità che celebriamo ha in sé un atto, quello del dedicare una chiesa, ma cosa vuol dire? 

​Immaginiamo la nostra vita e pensiamo a quante volte parlando di qualcuno o qualcuna abbiamo detto: “quella è una persona dedicata alla famiglia, al suo lavoro, ai figli, alla casa”; intendendo sottolineare un amore privilegiato, direi esclusivo, per un determinato compito che viene avvertito come una missione caratterizzante la propria vita.

​Ebbene oggi dedicando la chiesa e il suo altare, indichiamo questo spazio come realtà sacra, casa di salvezza e di grazia, proprio come abbiamo affermato nell’orazione colletta che ci ha introdotto:

Dio onnipotente ed eterno,

effondi su questo luogo la tua grazia,

e concedi il dono del tuo aiuto a coloro che qui ti

invocano, perché la forza della tua parola e dei sacramenti

confermi nella fede il cuore di tutti i fedeli

Carissimi, stiamo vivendo un momento in cui siamo protagonisti e non spettatori, le pietre che disegnano e significano questo spazio ci richiamano la nostra vita di fede in maniera eloquente e meravigliosa.

Il fonte battesimale, l’ambone, l’altare, la sede della presidenza, ci parlano di un cammino da personalizzare,in cui riscoprire la nostra identità di credenti chiamati a divenire il vero tempio dello Spirito in cui il Signore desidera abitare, così come ci ha ricordato la liturgia della parola attraverso l’apostolo Paolo:

Fratelli, voi siete edificio di Dio.

Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come

un saggio architetto io ho posto il fondamento; un

altro poi vi costruisce sopra.

Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti

nessuno può porre un fondamento diverso da

quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.

La liturgia che stiamo vivendo ci riporta a Gesù Cristo e, se la preghiera di Dedicazione che stiamo per elevare a Dio ne è il cuore, la celebrazione del sacrificio di Cristo santificherà questo altare e la chiesa, nella quale siamo raccolti.

Resi santi dall’amore di Dio in Cristo siamo chiamati a santificare il mondo. Il Crisma che scenderà copioso sull’altare santificandolo, santifica tutta la chiesa non solo nelle sue mura ma in ogni fedele che oggi partecipa a questa liturgia e che qui si ritroverà per vivere con i fratelli la sua lode al Signore.

Lasciamoci travolgere dalla grazia e, inebriati dal profumo del crisma, viviamo con ardente amore e trasporto il mistero eucaristico, per risorgere a vita nuova e testimoniare la vita santa del Vangelo.

Diveniamo pietre vive e uniti a Cristo, pietra angolare,edifichiamo il tempio vivo di Dio.

Diveniamo Chiesa nella capacità di lasciarci trasformare dalla Parola e dalla grazia dei sacramenti, imparando a camminare insieme verso il Signore che viene.

Don Tonino Bello affermava: 

Se segniamo il passo, è perché ci manca il conforto di compagni di strada. Non ci sentiamo strumenti inseriti nella coralità di una orchestra.

Eseguiamo, forse anche alla perfezione, ognuno il proprio spartito: ma i suoni si accavallano senza comporsi mai nell’armonia del concerto. Diamo prove di bravura personale, ma non di organicità collettiva. Esibiamo scampoli di virtuosismo, ma non prove di virtù, con il risultato tragico che spesso sperimentiamo: ogni volta che si annulla l’avverbio “insieme”, si annulla anche il verbo “camminare”.

È bene ricordare che, per noi Chiesa, quell’insieme non è solo una condizione ineludibile per camminare, ma esprime un modo sostanziale per “essere”. Se l’albero è la Trinità, mistero di comunione, la Chiesa, che su questo albero matura, non può vivere la disgregazione delle persone, altrimenti non è Chiesa.

Appartenere alla Chiesa non significa occupare spazi o rivendicare ruoli, bensì vivere la stessa passione che Cristo ha avuto per l’uomo, per le sue potenzialità e le sue fragilità, per le sue speranze e le sue attese.

Auguri Comunità di San Girolamo… Sii Chiesa di Cristo!

E così sia

Intervista 31 marzo 2019 – Posa della Prima Pietra

Una nuova chiesa, segno di provocazione. Domenica mattina 31 marzo, infatti, alle 10,30 l’ arcivescovo di Bari- Bitonto Monsignor Francesco Cacucci celebrera’ una messa solenne per la posa della prima pietra della nuova chiesa di San Girolamo, a seguire ci sara’ la benedizione del cantiere e appunto del primo mattone. Ne parliamo col parroco don Pasquale Zecchini. 

Don Pasquale, finalmente hanno inizio i lavori di costruzione del nuovo edificio che prendera’ il posto dell’ attuale. Che cosa rappresenta, nel quartiere, questa chiesa che sorgera’ dopo aver vinto lentezze ed intoppi della burocrazia?

“Mi auguro che possa contribuire attivamente a dare un contributo al progetto di riqualificazione del territorio. Spero possa essere ragione di speranza e crescita anche sociale dentro questa realtà. Sono speranzoso che l’ elevazione di una casa di Dio tra quelle degli uomini, possa essere di ausilio. Insomma, questa nuova chiesa è un segno di salutare provocazione”.

In che senso provocazione?

“Questo è un rione sbilanciato in senso materialista, che non eccelle sia per quantita’ che per qualita’ della fede, ovviamente non vale per tutti quanto affermo. Si viene in parrocchia nella maggior parte dei casi, per avere i sacramenti e poi finisce tutto in quel modo. Credo che un edificio di culto maggiormente visibile rispetto all’ attuale e collocato sulla via principale, possa smuovere le coscienze e fare in modo, come succede in centro, che passando vicino, le persone possano entrare a pregare qualche minuto in settimana e non soltanto la domenica. Mi auguro di ottenere una ricerca di Dio anche nella ferialità. La gente ha bisogno di segni e l’edificio di culto fa parte di questi”.

Qual è la situazione del rione?

“Pensiamo all’ edilizia popolare e non vediamo, purtroppo, rapidita’ nel completamento dei progetti e delle opere. La stessa cosa vale per il lungomare che, alle prime vere mareggiate, e’ risultato danneggiato. A tutto questo, bisogna aggiungere, il problema mai risolto, del mercato coperto. La gente aveva ricevuto tante promesse”. 

Quali?

“Si volevano dei box, ma adesso quel mercato coperto vive nel degrado piu’ completo, versa in stato pietoso, e’ stato tenuto male. Eppure il sindaco aveva fatto delle assicurazioni. Mi domando, chi ha vigilato e come? La gente e’ delusa di come quel mercato e’ stato amministrato”.

Che cosa si chiede?

“Maggior attenzione e cura della cosa pubblica. Occorre mettere in pratica quello che e’ stato promesso”.

Bruno Volpe