“VIVERE È MIGLIORARE E CAMBIARE…”

Omelia Festa di San Girolamo

Essere cristiani è una scelta che non ammette compromessi e mezze misure.

Cristiano è chi fa di Dio, e non di sè stesso o della logica mondana, il punto di riferimento costante.

Si, lo sappiamo che il mondo non è sempre bianco e perfetto, nella buona terra, ci dice il Vangelo, non cresce solo del buon grano ma anche la zizzania, l’erba cattiva, insidiosa, che corre il rischio di offuscare e contaminare il buon grano. Possiamo comprendere la tentazione di quei contadini che chiedono al padrone il permesso di strappare la zizzania, ma come il padrone di quella terra anche noi dovremmo far attenzione, sia pur con finalità positive, a non correre il rischio di intaccare e danneggiare quel buon grano che va tutelato, salvato e valorizzato.

Confesso che l’amarezza di quanto è accaduto nei giorni scorsi, come tutti ben sappiamo, mi ha fatto correre il rischio di vedere tutto nero (forse quelle fiamme e quel fumo nero che ho visto, che per qualche attimo ho scambiato per scene di un film e peraltro non si riuscivano facilmente a domare, inducendomi a temere il peggio).

Sono più che convinto che San Girolamo ci abbia messo la Sua mano evitando il peggio.

San Girolamo, poi, è stato così intraprendente da non farmi rimanere a digiuno senza quel Pane della Parola di cui Lui stesso si è nutrito.

L’indomani del drammatico episodio, ad esempio, mi sono tornate in mente le parole di San Paolo contenute in Ef. 26: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira…”; “Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ez. 18,23, 33,11). In Esodo (32.22) Aronne cerca di placare Mosè dopo l’episodio del popolo che si era costruito un vitello d’oro, per questo dice: “non si accenda l’ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo è inclinato al male”. Fino al passo che ho citato nel messaggio di ieri che comunicava il ripristino del momento che seguirà questa celebrazione, la tradizionale Processione del nostro Santo Patrono: “Non spegnere il lucignolo fumigante” versetto biblico contenuto in Is. 42,3 e Mt. 12,20.

Giova ricordate che il nostro Santo non era neppure lui perfetto.

Infatti non era di temperamento facile e mite, anzi, sempre irrequieto e spesso anche rabbioso, perfino i dibattiti con studiosi del suo tempo erano “accalorati”.

Non mi stupirebbe se qualcuno, a ben rifletterci, dicesse: “Ma allora perché è stato fatto Santo”?

Si racconta che Papa Sisto V vedendo un dipinto del nostro Santo dove teneva in mano in modo visibile una pietra commentò: “Fai bene a portarla Girolamo, perché senza di questa la Chiesa non ti avrebbe canonizzato”. Il Papa si riferiva a quella pratica di Girolamo di colpirsi con quella pietra ogni volta che veniva tentato, o in riparazione dei suoi peccati. Era cosciente dei suoi difetti ed errori e correva ai ripari con atti penitenziali e mortificazioni spirituali (cd. Fioretti come: digiuni, preghiere e mea culpa con la pietra percuotendosi il petto).

In una Lettera scrive: “Ho domato il corpo digiunando intere settimane… Spesso trascorrevo giorno e notte piangendo, singhiozzando e battendomi il petto finché non tornava la calma desiderata…”

San Girolamo, dunque, ha lottato per tutta la vita tentando di addomesticare il suo carattere e la sua personalità; ogni volta che cadeva gridava a Dio e faceva tutto ciò che poteva per migliorare il suo modo di parlare e di agire.

Quanto bisogno abbiamo anche noi di imparare da Lui a MIGLIORARE E CAMBIARE!

Molte cose le ho trovate cambiate 15 anni fa, quando mi fu chiesto di “tornare a casa” per prendermi cura di questa comunità come guida spirituale (Parroco) e non mi riferisco solo a una rigenerazione urbana avvenuta (lì dove c’era campagna erano sorti fabbricati e complessi abitativi), ma a un cambiamento umano (antropologico). Talvolta, assalito dal dubbio ho trovato il coraggio di chiedere espressamente a qualcuno di turno: “Ma tu non sei figlio/a … nipote… di tal dei tali?”

Spesso la risposta era un semplice “si” accompagnato dal commento “ma io non sono come lui/lei/loro”. Di episodi simili ne posso raccontare tanti altri ancora che mi hanno edificato e indotta a credere e sperare che “SI PUÒ CAMBIARE”.

Da soli però non ce la si può fare!

Il detto dice “L’unione fa la forza”!

Si abbiamo bisogno di ALLEANZE EDUCATIVE, ove famiglie, scuole, associazioni, parrocchie e soprattutto istituzioni si mettano insieme attorno a un tavolo prima e poi sulla strada e nei singoli presidi per raggiungere l’unico scopo che è quello di EDUCARE e CIVILIZZARE tutti, suscitando il senso del bene comune, del rispetto delle regole, rispetto degli altri, per una convivenza armonica, pacifica e integrata.

Occorrono, poi, strutture idonee e adeguate per poter avviare proposte e centri di aggregazione.

Le cd. PERIFERIE non devono più essere utilizzate come “vetrine” e/o “padiglioni espositivi” simili alla vicina “Fiera del Levante” per esibirsi e venire a “prendere ciò che serve per la personale maggior gloria”.

Su una ideale “tabella di marcia” siamo fin troppo in ritardo per certi progetti, opere, scelte che andavano già realizzate molto tempo prima!

Quanto accaduto mi offre l’opportunità per dire che non si può più rinviare, procrastinare interventi da operare subito, a partire idealmente da domani!

Non è più il tempo del “Domani è un altro giorno… si vedrà…”.

In questa solennità del nostro Santo Patrono San Girolamo mi permetto di correggere atteggiamenti, modi di fare che non mirano a costruire e migliorare uno status morale e sociale:

  • BASTA CON L’INDIFFERENZA PER CIÒ CHE ACCADE AGLI ALTRI E NON A ME;
  • BASTA COL VOLTARE LA FACCIA E LE SPALLE FACENDO FINTA DI NON VEDERE;
  • BASTA CON L’AUTOASSOLUZIONE DAI DIFETTI, ERRORI PERSONALI E COLLETTIVI;
  • BASTA CON UN LINGUAGGIO DENIGRANTE E ACCUSATORIO E COL PUNTARE IL DITO NEI RIGUARDI DI CHICCHESSIA;
  • BASTA CON LE LAGNE E UNA INSODDISFAZIONE DILAGANTE E CONTINUATIVA;
  • BASTA CON “L’ARMIAMOCI E ANDATE VOI AVANTI”;

Occorre invece passare al “cosa posso fare io per gli altri”

Occorre passare dal “non tocca a me far questo o quest’altro” al “vediamo cosa possiamo fare” don Lorenzo Milani avrebbe detto: passare dal “non mi importa” all’ I CARE (o me ne frego come direbbe Achille Lauro di qualche anno fa);

Facciamo di questo fuoco distruttivo un fuoco purificatore e rigenerante per una nuova fase di partenza!

Non dimentichiamo che Gesù stesso, con questa prospettiva un giorno disse: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, – e aggiungeva – come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49).

Buon cammino e buona festa a tutti!

                                                                                            don Pasquale

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