“Cristo ancora soffre”

Omelia Venerdì Santo 2026

La Passione di Cristo ci invita a riconsiderare “storie sanguinanti” di uomini, donne e bambini che oggi vivono esperienze di dolore, con ferite profonde che non sempre si rimarginano in tempi brevi ed efficacemente.

Una di queste, in giorni recenti, è la vicenda di CHIARA MOCCHI, la professoressa ferita quasi mortalmente da un suo alunno tredicenne della provincia di Bergamo dalla mente e dall’animo inquieto.

La professoressa, dimessa da qualche giorno dalle cure ospedaliere, ha raccontato come mentre l’alunno armato di coltello (stile Rambo) la aggrediva, un altro alunno ha affrontato il compagno prendendolo a calci e pugni facendolo scappare.

“Ha rischiato di prendersi delle coltellate anche lui! È indubbiamente un eroe. Sono intenzionata a proporlo per una medaglia perché se la merita” ha dichiarato la professoressa con riconoscenza per quell’alunno che forse gli ha salvato la vita. La stessa ha aggiunto: “Dall’elicottero ho visto i miei studenti che mi salutavano con le lacrime agli occhi”. La professoressa ha anche raccontato di aver vissuto attimi concitati, di “essere sprofondata nel bivio più profondo, avendo perso un litro e mezzo di sangue in poco tempo. L’insegnante è stata ferita all’addome e al collo:” Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio”, così ha dichiarato.

Non si è trattato di un raptus improvviso quello del ragazzo armato di coltello, infatti, da qualche parte aveva scritto: “Ucciderò la mia insegnante di francese”. La professoressa aggredita lo definisce “confuso”, trascinato e “indottrinato dai social”. Il ragazzo aveva filmato l’accoltellamento per poi pubblicarlo su Telegram. 

Chiara Mocchi intanto, è stata dimessa dall’ospedale e, secondo quanto dice il suo legale, vorrebbe tornare a scuola il prima possibile.

Parole potentissime! Questa è la lettera che la prof Chiara Mocchi ha scritto dal letto d’ospedale! In una società dove regna la disumanità e l’indifferenza meritano di essere lette all’infinito! Sentite cosa dice:

«A tutti voi, adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori… sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, ma con il cuore colmo di gratitudine. Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande. Eppure eccomi qui, ancora viva. In un attimo, un gesto incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare. Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità.

Oggi sono ancora debole, ma il mio spirito è vivo. E questa vita è un DONO che non sprecherò. So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura ma con CORAGGIO.

Questa ferita non deve diventare un muro, ma un PONTE: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché.

Tornerò a insegnare, a CREDERE nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia GIOIA più grande. A tutti voi, dal profondo del cuore: GRAZIE. Grazie per darmi la forza di guardare avanti e al sogno di potercela fare ancora. Con commossa gratitudine, Prof. Chiara Mocchi».

don Pasquale

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