“Se vuoi puoi continuare ad abbracciarmi, ad essere unito a Me”
Omelia Veglia Pasquale 2026
La prima a far visita al sepolcro all’alba del nuovo giorno è la Maddalena, la donna che si è sentita amata in modo folle dal suo Signore.
Questa donna credette all’amore, perché l’ha sperimentato nella carne. E per questo torna a quel sepolcro, perché sa che l’amore è fedele, non può abbandonare, al di là di ogni infedeltà.
Infatti alle prime luci dell’alba, lo incontra, lo abbraccia, e l’amato le dirà: «Non mi trattenere, ma va dai miei fratelli» (v. Gv 20, 17).
Questa è la Pasqua: Io sono l’amore fedele – dice Gesù – se vuoi puoi continuare ad abbracciarmi, ad essere unito a me, a sperimentarmi nella tua carne, ora porta questo amore, questa fedeltà, questa logica dell’amore che sa andare sino alla fine, ai miei fratelli, vivilo lì, in mezzo ai tuoi. Vivilo con i tuoi fratelli.
Carissimi, se a Pasqua non ci lasciamo abbracciare nuovamente da Gesù dovremmo smetterla, poi, di cercarLo per i nostri “comodi”. Non possiamo pretendere di approfittare di Lui, “scomodandolo” per una cerimonia religiosa come un Matrimonio, Battesimo, … altri sacramenti, anniversari e quant’altro che ci riguarda, per soddisfare una “parata” e considerare la Chiesa il “palcoscenico per le nostre esibizioni”!
Ha fatto discutere, qualche settimana fa, la decisione di Mons. Luigi Renna che a Catania ha proibito le esequie religiose al pluripregiudicato Nitto Santapaola. Sul quotidiano cattolico Avvenire del 12 marzo 2026 ha dichiarato: «Vi spiego perché ho negato il funerale a Nitto Santapaola – si sarebbero trasformate in una celebrazione del boss. La preghiera non mancherà, ma basta con la religione rovesciata di chi usa Dio con disinvoltura».
Qualche giornalista ha intervistato direttamente il Vescovo di Catania: “Monsignor Renna, perché non celebrare i funerali a Nitto Santapaola?”.
“Le ragioni sono di opportunità, per quello che può diventare una celebrazione esequiale di un boss mafioso, ossia una celebrazione della persona a prescindere dal suo vissuto. Si trasformerebbe senza dubbio in un momento nel quale gli verrebbero resi onori, si manifesterebbe cordoglio ai suoi familiari con forme che possano rasentare conferme di alleanze antiche o nuove. Insomma, non sarebbe una celebrazione per pregare per la persona e affidarla alla misericordia di Dio. Già in condizioni normali alcune persone accompagnano il corteo funebre con sparo di petardi o cantate di neo-melodici, figuriamoci cosa accadrebbe nel funerale di un noto boss. Una celebrazione del genere non solo stravolgerebbe il senso del funerale cristiano, ma diverrebbe una contro testimonianza” […]. “In circostanze come queste – ha aggiunto il presule – la preghiera non deve mancare, ma in forma strettamente privata e senza alcuna pubblicità previa né postuma, e solo se la famiglia lo chiede. La pietà va esercitata anche verso chi è stato vittima di queste persone e ancora attende giustizia. Il Signore solo conosce quello che è avvenuto nella coscienza dei malavitosi negli ultimi istanti della loro vita: questo ci basta, senza dover indagare, giustificare, ostentare, presumere”.
Carissimi, la Pasqua ci invita a intraprendere strade nuove, S. Paolo direbbe: “Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova […]. Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità (1 Cor. 5,7-8).
«La risurrezione non è tanto o soltanto un corpo che si rianima, – e se fosse soltanto un corpo che si rianima, cosa volete, tutt’al più sarebbe stato solo oggetto di curiosità, come era stato per la risurrezione di Lazzaro che tutti andavano a vedere – ma il Cristo che risuscita non è tanto o soltanto un cadavere che si muove, ma è tutto ciò che questo significa. E significa soprattutto che lui è la Parola vivente, è la Parola vittoriosa, è quello che ha vinto la morte, è quello che ha sconfitto il male, è il bene che vince su ogni malizia, su ogni forza. Quindi ecco che nel nome di Cristo risorto comincia la predicazione, è il «faccio nuove tutte le cose» (Apocalisse 21, 5), è il mondo che ricomincia daccapo, è la causa dell’uomo che continua, è tutto ciò che risurrezione significa: è morto l’uomo vecchio ed è nato il nuovo.
Quindi la cosa più rivoluzionaria della terra è la risurrezione, e questa risurrezione dev’essere testimoniata. Difatti noi, nello Spirito Santo, rendiamo testimonianza. E tutto questo dev’essere detto da credenti, e allora avviene lo sconvolgimento» (David Mari Turoldo). Auguri di Pace e di Santa Pasqua a tutti!
don Pasquale

