Comunità reali o comunità virtuali/artificiali?

Mercoledì delle ceneri – omelia 17 Marzo 2021

1. “LACERATEVI IL CUORE E NON LE VESTI” 

Gioele ci aiuta a iniziare questo tempo liturgico della Quaresima nella giusta dimensione, gradita a Dio, non cioè come “cose da fare” ma cuore da curare e guarire. 

La Pandemia non ha portato danni solo all’economia, alle persone, alle istituzioni, ma anche al sistema sociale. La convivenza umana nel giro di un anno si è impoverita e ridotta a chiusure “settarie”, trincee”, le comunità di persone che si incontravano, discutevano, confrontavano ecc… sono divenute “comunità virtuali o artificiali”

Sugli effetti e le conseguenze dell’individualismo, che coronavirus ha accentuato, si è soffermato il Papa nel suo Messaggio per questa Quaresima 2021. Purtroppo oggi questo senso di comunità si sta progressivamente indebolendo e logorando a causa del diffondersi di un individualismo estremo. Quell’individualismo che colpisce anche la famiglia, i contatti sociali stanno diventando sempre più difficili anche per causa delle tecnologie che, se da un lato hanno migliorato le nostre vite, dall’altro, possono minare nel profondo i contatti sociali. 

Essere e fare comunità chiede di manifestare la volontà di partecipare alla costruzione di un comune percorso di sviluppo che possa vincere gli inevitabili conflitti, divisioni, egoismi ed esprimere il fermo desiderio e conseguente impegno di una partecipazione vera e costruttiva

L’appartenenza è il sentimento di base che porta i membri a sentirsi parte integrante della comunità ed a percepirsi connessi con gli altri.  

L’omelia di questo mercoledì delle ceneri che dà inizio al tempo di Quaresima terrà in larga considerazione quanto il Papa ribadisce nel suo messaggio con applicazioni pastorali al cammino parrocchiale che stiamo vivendo, il quale necessita di rinnovate puntualizzazioni per correggere il tentativo e la voglia di procedere “ognuno per proprio conto e come gli pare e piace”! 

La Quaresima ci ricorda che Dio è il punto di partenza dal quale tutti dobbiamo ripartire, perché Egli non è indifferente riguardo a quanto ci accade. 

L’attitudine egoistica di indifferenza ha preso oggi dimensione mondiale che il Papa chiama GLOBALIZZAZIONE DELL’INDIFFERENZA! 

Tra Dio e l’uomo vi è una PORTA: la CHIESA che è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola e la celebrazione dei Sacramentila testimonianza della fede che si rende efficace nella Carità.  

La tentazione di rifugiarsi nell’isolamento, nel privato o, al massimo nel piccolo gruppo, è una  tendenza molto pericolosa e insidiosa ai nostri giorni che fa sì che quella mano che è la Chiesa venga schiacciata, ferita e offesa.

Dell’onorificenza della Chiesa (o della sua Fioritura, in positivo), o del suo ferimento (in negativo) dobbiamo sentirci tutti coinvolti. Ciascuno, infatti, può contribuire nel far gioire o soffrire la Chiesa. 

LA CHIESA È COMMUNIO SANCTORUM E PECCATORUM 

2. LA RICCHEZZA DI “ESSERE COMUNITÀ” 

È urgente e doveroso evidenziare il fatto che oggi si verifica sempre più: la tendenza a promuovere un certo individualismo che genera solitudine, malessere, egoismo. Non vi è dubbio che la persona umana sia fatta per la dimensione comunitaria; ogni persona ha bisogno di donare amore e di essere amata, di essere capita, accolta, di curare e di essere curata. La regola della comunità è l’amore, il bene dell’altro. La vita comunitaria ha un prezzo, non è un fatto del tutto spontaneo. Se vogliamo godere dei benefici della vita in comune dobbiamo essere disposti a far morire una parte di noi, a rinunciare ad alcuni nostri desideri, ad una parte dei nostri progetti; la comunità ha bisogno di pazienza, di silenzi, di passi indietro, di capacità di chiedere scusa, di tanta umiltà. Solo morendo si può risorgere. 

Tutti possiamo essere costruttori di comunità: sarebbe la più grande opera che possiamo fare. 

Per essere costruttori di alleanze, occorre  partire da se stessi accendendo il desiderio  di comunione “dentro” di noi.  Le cose vere della vita nascono sempre dal di dentro, perché solo nell’interiorità e nel silenzio esse possono crescere  e maturare, senza  forzature e manipolazioni. 

A partire da questo  nucleo  possiamo individuare due vie concrete e operative, che sono  punti  irrinunciabili di ogni proposta  pastorale: 

  1. la via della convinzione: un cammino fatto di condivisione comunitaria  si realizza solo se noi stessi, per primi, lo crediamo possibile. Quante persone perdono il desiderio di una appartenenza comunitaria perché smarriscono innanzitutto la via della propria individualità e della interiorità del cuore… Quanti rimangono imbrigliati  in gabbie di fatalismo e di rassegnazione: «Per me sarà sempre così, non posso fare nulla  per cambiare  la mia vita>>. E si arrendono. La vera  vittima,  nella vita, è soltanto chi si rassegna: vittima  di se stesso, della sua sfiducia, del suo non  consegnarsi ad una  relazione profonda con gli altri.
  2. La via della condivisione: è significativa non solo e non tanto perché “insieme è bello”, ma  perché  insieme  il cuore  può  superare tante paure. È essenziale,  oggi, trovare chi accetta  di condividere il proprio  lumicino di comunione e camminare con noi,  tenendo il ritmo  del nostro passo,  anche se appesantito, vacillante e incerto. Questa  è la via dei cuori  semplici,  di coloro  che hanno imparato a credere  nella  forza dell’amicizia, del bene  donato e ricevuto, di una  condivisione costantemente ricercata. 

È una via di fatica  e di speranza, che va ben  oltre la logica della omologazione e del lasciare le cose come sono.  Nel suo prezioso  e profetico  libretto La Parrocchia, don  Primo  Mazzolari  scrive: «Molti temono la discussione. La discussione, nei cuori profondi, anche se vivace e ardita, è sempre una protesta d’amore e un documento di vita. E la Chiesa, oggi, ha bisogno di gente consapevole, penitente e operosa, fatta così». 

Interrogando una certa letteratura scorgiamo che FARE COMUNITA’ non è operazione facile in quanto la società è caratterizzata da relazioni basate sull’interesse e sul calcolo che seguono uno schema meccanicistico basato sullo scambio: “nessuno vorrà concedere e dare qualcosa all’altro, se non in cambio di una prestazione o di una donazione reciproca“.  

Qualcuno parla di “comunità convenzionali” che offrono agli individui la possibilità di aggregarsi solotemporaneamente e solo per un determinato scopo o finalità in quanto, ritiene Bauman, unirsi per perseguire una causa comune è impossibile perché gli interessi degli individui non sono cumulabili. Ognuno è interessato a perseguire i propri obiettivi senza essere ostacolato dagli altri.  

In quest’ottica, l’individualismo diventa un valore istituzionalizzato. Qualche altro parla di comunità in rete dove persone interessate a uno stesso tema o argomento discutono e scambiano idee su blog, forum e chat room. 

3. COMUNITÀ VIRTUALI 

Innanzitutto le comunità virtuali si differenziano dalle comunità tradizionali per l’assenza di prossimità fisica: l’interazione ha luogo online ed è poco probabile che gli individui che le compongono abbiano incontri nella realtà. Inoltre, esse sono effimere perché possono facilmente esaurirsi dopo che la conversazione su un dato tema è satura e perché gli individui che le compongono potrebbero mentire sulla propria identità e sull’effettivo grado di coinvolgimento nel tema trattato (ad esempio, un pedofilo potrebbe fingere di essere una ragazzina ed introdursi in una chat room di argomenti trattati dalle giovani). Online ognuno costruisce la propria rete relazionale secondo i propri interessi e valori. Di conseguenza, relazionarsi su Internet contribuisce a rafforzare quel nuovo modello di socialità basato sull’individualismo tipico del nostro tempo.  La parola “comunità” deriva dal latino “communitas” che rimanda al donare inteso in senso reciproco.  

In questa Quaresima invito ciascuno a chiedersi: E noi quale comunità vogliamo essere??? 

Cristo è il cuore del vivere insieme, del fare e dell’essere comunità.  

Il diventare amici in Lui non parte dalla nostra iniziativa, ma dalla sua: “Io ho scelto voi”. È da dei piedi, che nel contesto dell’Ultima Cena Gesù ha lavato, durante la quale ha consegnato definitivamente se stesso all’uomo, (e con la Sua resurrezione e la Pentecoste) nasce quella prima comunità cristiana che vediamo sinteticamente e meravigliosamente descritta in poche parole nel brano di Atti 2,42-48: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere tenevano ogni cosa in comune frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore”. 

4. NOI SIAMO PIETRE VIVE 

Gli Atti, presentando la Chiesa delle origini, vogliono sottolineare lo stile di vita a cui dovrà ispirarsi ogni comunità cristiana del futuro e le caratteristiche imprescindibili che ne delineano l’identità: l’ascolto della Parola di Dio , la comunione fraterna che alla regola del “mio” e del “tuo” sostituisce la condivisione e la solidarietà, la divisione del pane che è memoria e segno della presenza di Gesù stesso fra i discepoli. 

Con il Battesimo siamo chiamati a formare la Chiesa dove ognuno di noi è “pietra viva”, chiamato ad edificare una comunità che si nutre della relazione con il Signore e cresce con lo stringersi di rapporti di reciprocità che valorizzano, proteggono, promuovono, curano il benessere e la felicità di tutti. 

Le nostre comunità, i nostri gruppi sono spesso segnati dalle divisioni, dalle incomprensioni, dalla fatica di essere fedeli agli impegni presi, dall’incostanza. Il modello di comunità a cui ci chiama Gesù e che i primi discepoli hanno realizzato può sembrarci utopistico e impossibile da realizzare.

La Quaresima che stiamo vivendo sia per la nostra Comunità occasione privilegiata per credere, sperare e amare (cf. Messaggio Papa Francesco per la Quaresima 2021) oltre che “tempo favorevole” per interrogarci, piuttosto, sulla nostra disponibilità a costruire la comunità che Lui ci chiede di edificare.   

  • I primi cristiani pregano insieme, spezzano il pane: Come possiamo anche oggi dirci “comunità” senza vivere la nostra amicizia con Gesù nella preghiera e nell’Eucaristia? 
  • Delle caratteristiche fondamentali della comunità cristiana descritte negli Atti degli Apostoli:
    • qual è per te la più importante? Perché? 
    • qual è per te la più faticosa da vivere? Perché? 
  • Quali differenze noti tra la Chiesa descritta negli Atti degli Apostoli e la Chiesa di oggi? Quale ti piace di più? Perché? 
  • Pensa alla tua parrocchia: Cosa miglioreresti? In che cosa ti potresti impegnare di più tu personalmente? 

Sac. Pasquale Zecchini 

Chi ci separerà

«Coraggionon temete!» (Isaia 43,1)

Messaggio quaresimale nei tempi della “Quarantena domestica”

Domenica 15 marzo 2020 (III Dom. di Quaresima)

Cari fratelli e sorelle, con un po’ di “azzardato umorismo” mi verrebbe da citare quel proverbio che ci ricorda che “non tutti i mali vengono per nuocere”.

Nessuno di noi avrebbe mai pensato di trovarsi nella situazione che insieme stiamo vivendo, che pensavamo facesse parte solo di capitoli di libri di storia di un’epoca cioè remota e ormai tramontata e, invece, è cronaca dei nostri giorni.

Siamo tutti un po’ confusi, frastornati, impreparati…

L’emergenza sembrava così lontana, invece è qui!

Le Ordinanze pubbliche, alle quali tutti ci dobbiamo attenere, ci tengono distanti gli uni dagli altri, al fine di evitare un possibile contagio. Tra queste vi è anche la cessazione della celebrazione della Santa Messa

È facile in questa situazione, che non ha precedenti, lasciarsi andare spiritualmente e veder indebolita la propria fede con mille dubbi, interrogativi, paure che spesso nascono dalla mancanza di fiducia, esattamente come il popolo d’Israele che si ribella contro Mosè e contro Dio nel deserto, e s’interroga: “Il Signore è in mezzo a noi si o no?” (Es. 17,17).

In quest’ora drammatica giova ricordare che anche noi non siamo soli

Ancora oggi Gesù ci ripete: Non temere. Io sono con te!

Si, il Signore è con noi, in mezzo a noi per condividere la nostra sofferenza e per sostenerci nella prova

Non può essere indifferente al nostro grido di dolore e non può non ascoltare la nostra voce. Ci chiede solo di avere fede e continuare a pregare gli uni per gli altri! 

Il Virus Covid 19 ci sta facendo “toccare con mano” la nostra impotenza, e al tempo stesso, fa crescere in ciascuno di noi il timore di venirne coinvolti e contagiati. 

Da questa situazione dobbiamo apprendere un nuovo stile di vita, per questo all’inizio citavo quel proverbio che, detto in altri termini, potrebbe dire che a volte un evento negativo può dare il via ad un altro evento positivo.

Sono certo che da questi giorni potremo apprendere una “nuova grammatica” del vivere individualmente e socialmente, abbandonando gli “abiti” dell’arroganza, della tracotanza e voglia di prevalere, a tutti i costi, sugli altri e rivestirci, invece, di un maggior senso di altruismo e voglia di con-vivere con l’altro/i, nella dimensione dell’accoglienza, del rispetto e dell’agape.

A noi che stiamo vivendo tempi di buio, di tristezza, di scoraggiamento…per bocca dei suoi ministri il Signore raccomanda e ordina di predicare: «Dite agli smarriti di cuore: Coraggionon temete» (cf Is 43,1 – Mc 6,45-52).

Insieme al nostro impegno e alla nostra collaborazione, il Signore farà fiorire ogni cosa.

Devo ammettere che, a me per primo, questi giorni stanno insegnando tante cose: 

  • in primis il significato e il senso della Chiesa, che non è riducibile a edificio materiale, fatto di pietra (come quello che stiamo costruendo), bensì come il Concilio ama definirla: “Popolo di Dio adunato nel nome della SS.ma Trinità” (LG 1);
  • la quotidianità fatta di trama di relazioni, nello stile del vivere con e per gli altri a livello qualitativo;
  • il valore dell’amicizia e, dunque, degli amici che non ti abbandonano mai, soprattutto nell’ora dello sconforto, della solitudine e della precarietà in genere, che ti permette di scegliere “Io resto a casa” e anche se solo, in realtà, è come se fossi in compagnia!

Vi confesso, però, che il pensiero di dover celebrare domenica prossima (domani), per la prima volta, senza assemblea, mi rattrista, e non poco…!

Mi tornano in mente le parole del profeta Gioele ascoltate nella liturgia del Mercoledì delle ceneri: “Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti ministri del Signore, e dicano: Perdona, Signore, al tuo popolo…” (Gi 2, 17).

In 25 anni di Sacerdozio non ricordo di aver vissuto una domenica senza Eucarestia!

Neppure questa circostanza dovrà permettere un mio, e un vostro distacco da Lui, il Cristo e Signore della nostra vita!

È vero che il Signore è presente ovunque!

“Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è l’Immenso” diceva l’antico Catechismo di S. Pio X.

Il Re Davide affermava: Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito, dove potrei fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti”. (Salmo 139:7-10). 

In tutta la creazione non vi è un posto nascosto dalla presenza di Dio.

Il teologo del 19esimo secolo, Charles H.Spurgeon, proclama:

“Noi crediamo che Dio riempie cielo, terra e inferno, che Egli si trovi nello stesso spazio delle Sue creature. Ed anche lo spazio dove vi sono le Sue opere è colmo della Sua presenza. Le profondità delle rocce terrene, il mare in tempesta, il solido granito sono piene della Sua presenza, e non solo negli spazi aperti, ma penetra in ogni luogo, abbondando ovunque in ogni cosa e riempendo ogni cosa della Sua presenza” (Charles H. Spurgeon, Sermon: Jacob’sWakingExclamation (July 21, 1861).

Le varie modalità di presenza di Cristo sono tutte reali, ma nella celebrazione della Eucarestia, essa è reale per antonomasia e per eccellenza perché è anche corporale e sostanziale. E in forza di essa, Cristo uomo-Dio, tutto intero si fa presente.

Carissimi, anche se domenica le campane suoneranno a festa invitandovi a pregare ma i banchi saranno vuoti, spiritualmente vi sentirò vicini e presenti come sempre! 

E anche se, attraverso la diretta streaming che sarà possibile seguire attraverso la pagina Facebook (Parrocchia S. Girolamo Bari),  non mi sentirete dire: “Scambiatevi un segno di Pace” siate certi che la Sua Pace vi raggiungerà nelle vostre dimore e si poserà di voi in abbondanza inondando i vostri cuori di amore e tanta benevolenza e serenità.

E quella comunione sacramentale che non potrete ricevere accostandovi all’altare, la farete a livello spirituale!

D’altronde, dice bene un canto che tutti noi conosciamo: 

Chi ci separerà dal suo amore,
la tribolazione, forse la spada?
Né morte o vita ci separerà
dall’amore in Cristo Signore.

Chi ci separerà dalla sua pace,
la persecuzione, forse il dolore?
Nessun potere ci separerà
da Colui che è morto per noi.

Chi ci separerà dalla sua gioia,
chi potrà strapparci il suo perdono?
Nessuno al mondo ci allontanerà
dalla vita in Cristo Signore.

Con queste consolanti parole, vi saluto e vi benedico!

don Pasquale

Bari, 14 marzo 2020